film sui sette peccati capitali

7 Peccati Capitali

peccati capitali

Phaeton (1588) Hendrick Goltzius da "I 7 Peccati Capitali"

I 7 Peccati Capitali, nella tradizione cattolica e ortodossa, corrispondono a quei vizi da cui tutti gli altri fluiscono.

Avendo realizzato, in collaborazione con altri registi, un film su questo tema ho voluto condividere le mie ricerche.

In questo articolo troverai approfondimenti sui 7 vizi (fra arte, cinema, letteratura e storia) e spunti per nuovi studi.

7 Peccati Capitali : Le origini

I sette peccati capitali si fondano su un elenco sviluppato nel IV secolo AC dal monaco Evagrio Pontico (Evagrius Ponticus).

Evagrio Pontico

Evagrio Pontico in una incisione dell’olandese Johan Sadeler

Riprendendo l'antica concezione platonica, Evagrio individua nell’anima umana tre facoltà (concupiscibile, irascibile, razionale) dalle quali fluiscono tutte le nostre azioni.

Azioni intese nel senso esteso del termine, quindi parole, pensieri ed atti.

Quando queste tre facoltà operano in sinergia, l’uomo è armonizzato con se stesso, diversamente diventa preda e vittima delle passioni.

Evagrio si sofferma in particolare su Otto Pensieri del male ( dal greco λογισμοί ) e li elenca secondo questo ordine:

Gola, Lussuria, Amore per il denaro, Tristezza, Rabbia, Accidia, Vanagloria e Orgoglio.
Nell’anno 590 DC Papa Gregorio I ha rivisitato l’elenco combinando tristezza con accidia, vanagloria con superbia ed aggiungendo invidia. Delineò quindi, quelli che oggi conosciamo come i sette vizi capitali.

Superbia, Avarizia, Lussuria, Ira, Gola, Invidia e Accidia.
L'acronimo SALIGIA (usato anche da Boccaccio) non è altro che l'insieme delle prime lettere dei peccati in questo preciso ordine.

Etimologia del Peccato


Il significato originale del termine Peccato tende a perdersi nella traduzione.

I primi traduttori della Bibbia spesso non erano persone religiose, ma scribi che traducevano al meglio delle loro conoscenze. Per questo l'intento degli autori originali potrebbe essere stato nel tempo compromesso.

Il termine inglese "Sin" (Peccato) risale circa all'anno 900 DC, deriva dalle parole anglosassoni "Synn" o "Syngian" (Offesa o Colpa) e probabilmente dal latino "Sons" :

Il colpevole / Colui che è / La vera persona.

Etimologia “Sons” è il participio presente della lingua protoindoeuropea ES- (i.e. *h₁s-ónt-), da cui “Sum” (dovuta a riduzione vocale, quindi -Sēns come forma derivata da “Sum”).



Come sappiamo, la Bibbia è stata originariamente scritta in ebraico (Antico Testamento) e in greco (Nuovo Testamento).

Il termine ebraico che viene più comunemente usato per indicare il peccato è חטּאה (Oltraggio) in quanto appare nell’Antico Testamento 272 volte, mentre la sua radice חטּא (Perdere) 220 volte. Nel Nuovo Testamento l’equivalente greco è ἁμαρτία, che indica il peccato in modo astratto.

Ora, tenendo presente che questi significanti possono variare ed assumere diversi significati a seconda della frase e del contesto, è interessante notare come le radici di entrambe le parole (חטא - ἁμαρτάνω) indichino lo stesso concetto: mancare.

peccato etimologia

Il Peccato nel Codice di Leningrado e nel Textus Receptus.


In questa immagine abbiamo la prima volta che la parola “peccato” appare nell’Antico Testamento (Genesi 4:7). E due variazioni greche dello stesso termine (Giovanni 1:29 e Matteo 1:21).

Essere e mancare dunque. Torneremo su questi due termini.

Capitale”, dal latino “Caput” (Testa), è la parte del corpo che dirige tutto: ogni peccato capitale porta ad altri peccati.

Quali sono i sette vizi e come riconoscerli


L'elenco dei vizi capitali si apre con la Superbia.

SuperbiaIl Peccato di Superbia viene ritenuto il più antico e grave dei 7 Peccati Capitali, nella tradizione cristiana è il peccato di Lucifero, Adamo ed Eva. L’orgoglio è la porta attraverso la quale gli altri vizi entrano nell’anima mortale.

Questo vizio è chiamato anche con altri termini: vanagloria, orgoglio, presunzione, arroganza.

Pena Capitale Supplizio della ruota. Si legano i polsi e le caviglie del condannato ad una grande ruota. Con una mazza gli vengono rotte le ossa di braccia e gambe.

Simbologia La superbia è associata al colore viola e al cavallo. Esempio Letterario La protagonista del romanzo Emma di Jane Austen.

InvidiaInvidia è un sentimento di scontento suscitato dai possessi, qualità o fortuna di qualcun altro. Ciò è spesso accompagnato dal desiderio di appropriarsene a qualsiasi prezzo.

Pena Capitale Il condannato immerso in acqua ghiacciata per l'eternità.

Simbologia L'invidia viene associata al verde e al cane.

Esempio Letterario Iago dall' Otello (William Shakespeare).

Gola Gola è la sovrabbondanza, il consumo eccessivo di qualsiasi cosa fino allo spreco. Sovra-consumo alimentare quindi, ma non solo, anche verso ricchezza.

Pena Capitale I golosi saranno costretti a mangiare ratti, rospi e serpenti. Nell'inferno dantesco i golosi sono condannati a sguazzare nel fango sotto ad un pioggia nera e gelida.

Simbologia La gola viene comunemente associata all'arancione e al maiale.

Esempio Letterario Norman Bombardini da La scopa del sistema (David Foster Wallace).

Lussuria
Lussuria è voglia intensa. Solitamente desiderio sessuale sfrenato che porta alla fornicazione, adulterio e stupro. Tuttavia, lussuria potrebbe indicare anche il desiderio in generale, quindi la brama di denaro e potere. Secondo Henry Edward, l'impurità della lussuria trasforma uno in "uno schiavo del diavolo".

Pena Capitale I condannati saranno soffocati dal fuoco e dallo zolfo.

Simbologia La lussuria è associata al colore blu e alla mucca.

Esempio Letterario Humbert Humbert dal romanzo Lolita (Vladimir Nabokov).

Ira
Ira è un sentimento incontrollato, rabbia e odio allo stato puro. Questa collera spesso si rivela nel desiderio di vendetta. Nella sua forma più pura, l'ira è violenza e può provocare faide che possono andare avanti per secoli. Si può anche manifestare nell'impazienza, misantropia, vendetta e comportamenti autodistruttivi.

Pena Capitale I condannati saranno smembrati vivi.

Simbologia L'ira viene associata al rosso e all'orso.

Esempio Letterario Il superviolento Alex in Arancia Meccanica (Anthony Burgess).

Avarizia
Diversamente da ciò che si può pensare, l'etimologia latina Avaritia non ha il significato del termine italiano “avarizia” ovvero tirchieria e taccagneria, ma designa la bramosia di denaro intesa quasi più come avidità. Deriva infatti da AVEO che significa desiderare in modo smodato ed istintivo.

Tommaso d'Aquino scrisse: "L'avidità è un peccato contro Dio, proprio come tutti i peccati mortali, in quanto l'uomo condanna le cose eterne per il bene delle cose temporali". Henry Edward sosteneva l'avarizia "immerge un uomo nel fango del mondo, così da renderlo il suo dio". Come la superbia, può portare non solo ad alcuni, ma a tutti i mali.

Pena Capitale I condannati saranno gettati vivi nell'olio bollente. Nel Purgatorio di Dante, i penitenti erano legati e posati a faccia in giù sul terreno per essersi concentrati eccessivamente sui pensieri terreni.

Simbologia L'avarizia viene associata al colore giallo e alla rana.

Esempio Letterario Pljuškin dall'opera Le Anime Morte (Nikolai Gogol).

Accidia
In origine l'Accidia si riferiva ad un'afflizione che rendeva le persone religiose, in particolare i monaci, indifferenti ai loro doveri verso Dio. Oggi invece il termine indica inerzia e indolenza dovuta a noia.

Mentalmente, l'accidia è una serie di componenti distintivi, tra i quali il più importante è l'anaffettività, la mancanza di ogni sentimento per sé o per gli altri. Uno stato mentale che dà origine a noia, rancore, apatia e ad una mentalità inerte, pigra o passiva. Fisicamente, l'accidia è fondamentalmente associata ad una cessazione del movimento e ad un'indifferenza al lavoro. Trova espressione nella pigrizia, nell'ozio e nell'indolenza.

Pena Capitale I condannati saranno gettati vivi in fosse piene di serpenti.

Simbologia L'avarizia viene associata al blu e alla capra.

Esempio Letterario Il'ja Il'ič Oblómov dal romanzo Oblomov (Ivan Goncharov).

film sui 7 peccati capitali

Film sui 7 Peccati Capitali


SE7EN diretto da David Fincher nel 1995 è un giallo metropolitano con Morgan Freeman, Gwyneth Paltrow, Kevin Spacey e Brad Pitt.

Candidato agli Oscar per il miglior montaggio, SEVEN ci spinge dentro la mente di un serial killer che usa i peccati capitali come motivo nei suoi omicidi.

Sept Péchés 1992

Les Sept Péchés Capitaux inizia con la morte di un motociclista (Maurice) che arriva in paradiso (o è l'inferno?) e Dio immediatamente gli chiede notizie della Terra.

Sembra infatti che le cose stiano andando male e che le virtù e i peccati non siano quello che erano. Maurice racconta così: povertà, coraggio, purezza, modestia, onestà, tenerezza e speranza.

Les Sept Peches Capitaux

LES SEPT PÉCHÉS CAPITAUX co-produzione italo-francese del 1962, sette episodi, ciascuno ispirato a un peccato capitale. Regia: Philippe de Broca (Gola), Claude Chabrol (Avarizia), Jacques Demy (Lussuria), Jean-Luc Godard (Accidia), Édouard Molinaro (Invidia), Roger Vadim (Superbia), Sylvain Dhomme e Max Douy (Ira).

Film Sette Peccati Capitali

I SETTE PECCATI CAPITALI del 1952, film che si articola in sei episodi (realizzati da diversi registi italiani e francesi) con un unico raccordo diretto da Georges Lacombe.

7 Peccati Film

I SETTE PECCATI scritto e diretto da Ladislao Kish del 1942.

Film Lussuria Francesca Bertini

I SETTE PECCATI CAPITALI, sette film muti girata fra gli anni 1918 e 1919.
Per quanto alta sia la concentrazione delle pellicole viste dai peccati, rare sono quelle in cui vi hanno partecipato. Spesso bistrattati o ridotti a macchietta, trovo sia essenziale riportarli nella loro ombra, lontano dai riflettori che non illuminano, ma nascondono.

Chiudiamo quindi gli occhi per vedere meglio.

"7 Peccati Capitali in Cortometraggi D'Autore" è un film che incarna il peccato in se. Questo a partire dal titolo.

Ora, noi lo sappiamo bene, l’autore non esiste, ce lo ha insegnato Jacques Derrida. Qua si va ben oltre.

Non si va verso la superbia, si è la superbia.

Diventa dunque necessario dividersi.

Come sosteneva Paul Valéry, i vizi fra loro in una certa misura si neutralizzano.

Un uomo orgoglioso riesce raramente a trovare posizioni invidiabili oltre alla sua. Così come l'avaro non potrà mai vivere nella lussuria.

7 peccati, 7 diverse troupe composte da registi diversi.
Maurizio Parascandolo, Federico Demetrio Regoli, Riccardo Cavani, Fabio Cucchiara, Federico Attilio Perugini, Alberto Boni, Luca Lamorte, Francesca Bonettini, Domenico Guidetti e Videoteppisti.

Questi sono i nomi principali dietro ai sette cortometraggi che compongono il film.

Ogni corto richiama uno specifico peccato, senza che questo venga mai dichiarato espressamente.

Non si pecca d’accidia, si è accidia.

Questo non è un film per spettatori. Occorre prendere parte attiva, ed entrare a far parte del gioco o-scenico.

Il trailer anticipa questo gioco, all'interno del quale ci sono scene prese dai 7 cortometraggi, ma non sono evidenti, vanno ricercate.



film sui 7 vizi capitali

Immagine tratta dal film 7 Peccati Capitali in Cortometraggi d'Autore

"7 Peccati Capitali in Cortometraggi D’autore" Commento recensione di Willer Comellini

I sette peccati capitali.

Da anni non assistevo ad una così emozionante esperienza di cinema.

Negli anni 1974 / 1976 bastava recarsi a Modena, in una qualsiasi sera, che, ad esempio, alla saletta di Palazzo dei musei, ci trovavi la Cina di Joris Ivens.

Oppure, sempre lì, ci trovavi un poetico e rigoroso Robert Joseph Flaherty con tanto di dispute finali tra il pubblico sul primato del documentario impegnato e sociale su quello dei valori universali e del sapiente impasto estetico.

All’Embassy ci trovavi il ciclo dedicato ai registi greci, oppure il cinema israeliano ed israelita. Poi, ricordo ancora, cicli di lezioni ad ingresso gratuito sul cinema espressionista tedesco, le avanguardie francesi e René Clair. Adelio Ferrero, Alberto Abruzzese, Giovanna Grignaffini, Leonardo Quaresima, erano sempre lì a discutere con te.

Ad inizio anni ’80 furono il Rialto e l’Angelo azzurro di Bologna a proporre le migliori pellicole. Poi più nulla o quasi nulla, almeno qui da noi, venne la crisi del cinema e delle sale, o meglio, quella dei film e di un certo cinema. Proliferarono i cinepanettoni e le tecnoproduzioni, con i loro tranquillizzanti modelli e il culto degli effetti speciali.

Per questo sgranavo gli occhi e tendevo gli orecchi nel vedere ed udire questi sette stupendi cortometraggi, di notevole impegno intellettuale e costruiti con la fantasia di chi non si accontenta di rivisitare vecchi luoghi e non teme le insidie del nuovo senza cedimenti alle mode e comodità della produzione digitale e supertecnologia o a quello che chiamano 3D, ma che non è altro che il riaggiornamento della vecchie tecnica dell’anàglifo (1853, Joseph D'Almeida).

Pare sempre poco rispettoso introdurre paragoni o citare referenti, però è utile per trasmettere a chi non era presente l’atmosfera del momento ed il tono d’insieme dei sette filmati. In questo senso il primo pensiero che mi viene è l’umore dissacrante del miglior Luis Buñuel.

Il santo diritto di porre in discussione le sacre convenzioni sociali e morali di una società che arriva ad essere quel che è non come fatto intrinseco ed ineluttabile o per evoluzione naturale, ma come mero esempio, puro caso, limite stesso di come invece non sia potuta addivenire e svilupparsi diversamente.

I sette filmati sono accomunati da una convinta irriverenza verso ogni convenzione morale, lungi dal trattare con intento morale una questione così scivolosa come quella del peccato. L’idea che esista una morale guida è solitamente tranquillizzante e socialmente ben accetta, ma il dubbio che la natura umana non sia di natura costretta nelle anguste gabbie ove viene sovente relegata, sfora prepotente da ogni fotogramma.

Non proprio sette cortometraggi adatti alla catechesi dei fanciulli!

Sette sanguigni saggi sull’umanità e l’umanesimo in grado di infrangere le gabbie delle pulsioni dormienti e di scardinare i comodi assunti delle nostre tranquillizzanti e pigre abitudini progettati per la promessa di redenzione. La violenza non come panacea dei conflitti e delle aspirazioni personali o come spettacolo puro, ma nemmeno come entità irriferibile, sconveniente e totalmente avulsa dalla natura umana.

Erotismo, e voluttà non come esperienza in se stessa risolutrice e liberatoria, ma nemmeno come malattia o turba psichica.

Piacere non come viatico per la felicità, ma nemmeno come entità il cui soffocamento rappresenti la vera natura umana e non la sua costrizione sociale. L’orgoglio non come valore assoluto e senso ultimo dell’individuo ma nemmeno puro atto di presunzione e sopraffazione.

Una ridda, insomma, di ipotesi, contro ipotesi, insinuazioni mai prosaiche in grado di portare, finalmente, un po’ di discussione circa ogni assuefatta abitudine e in grado di farci uscire dalla sala con qualche certezza in meno ma con qualche sensibilità rigenerata e, magari, con qualche sentimento in più… Non importa se di quelli considerati buoni o considerati cattivi.

Grazie registi

Willer Comellini

Letture consigliate
Segnalo alcuni testi per chi volesse approfondire l'argomento:

Dante Alighieri descrive la vita umana come una selva oscura, ricca di insidie e tentazioni. Occorre passare attraverso i peccati per sormontare l'inferno e gioire della presenza di Dio. La stessa Divina Commedia potrebbe essere definita come un lungo viaggio alla scoperta del male verso la redenzione.


Summa Theologica è l'opera principale di Tommaso d'Aquino a cui ha dedicato gli ultimi anni della sua vita. Testo composto con finalità pedagogica, si divide in tre parti, nella seconda delle quali vengono trattati vizi e virtù dell'uomo.


Il "Racconto del Parroco" contenuto nei Racconti di Canterbury è un lungo e solenne trattato nel quale vengono descritte immagini ed idee comuni ai peccati capitali in epoca medioevale. Geoffrey Chaucer e Dante mostrano entrambi come i sette vizi furono usati per scopi confessionali o come modo per identificare se stessi, pentirsi e trovare il perdono.


Nel saggio “La France contre les robots” Georges Bernanos sostiene che il sistema economico renderà sempre più proficuo speculare sui peccati. Infatti ci sarà sempre più da guadagnare soddisfacendo i vizi dell'uomo rispetto ai suoi bisogni. Disponibile ora in lingua italiana, questo saggio ha saputo anticipare i tempi.


Lo scrittore spagnolo Wenceslao Fernández Flórez nel romanzo Las siete columnas (Le Sette Colonne) trova i peccati capitali siano indispensabili. Sostiene essi siano alla base della società, senza loro il mondo non potrebbe girare. Senza torneremo, in pratica, tutti ad una sorta di passività indolente che ci condurrebbe al caos.


Umberto Galimberti in I vizi capitali e i nuovi vizi, non solo propone una rilettura contemporanea ai peccati, ma ne indica dei nuovi. Consumismo, sociopatia, conformismo e il culto del vuoto sono solo alcuni di quelli trattati nel suo libro. Qui di seguito, l'intervento completo di Galimberti sul tema.

Note: Le figure dei vizi sono ad opera dell'incisore francese Jacques Callot (1592 – 1635).