film sui sette peccati capitali

7 Peccati Capitali

film sui 7 peccati capitali


È un ricordo preciso:

La prima volta che lo vidi, ero in un assurdo stato di angoscia. Capita a volta di accorgersi che la legge che ci governa è quella crudele della giungla.

Uscii dal buio della sala e mi acceco’ un violento mal di testa, che a torto o a ragione, attribuisco alle emozioni di quella serata e anche allo sforzo d’attenzione, di adattamento che ho dovuto compiere.

Cos’è successo?

Lascia che ti spieghi.

Ci siamo salutati all’angolo della strada.
Guardavamo una persona. The Standing Man.

Sì, ma cosa c’entrano ora i film sui 7 Peccati Capitali?

La risposta è una domanda: “Che fine ha fatto l’uomo?”

Non ti ricorda nulla?

In realta’ siamo sempre sullo stesso marciapiede.

Film sui 7 Peccati Capitali

Di film, i sette vizi ne hanno visti diversi.

• Già nel 1919 ci fu una serie di sette film muti chiamata “I sette peccati capitali”.
• Nel 1942, il film diretto da Ladislao Kish “I sette peccati”.
• Poi vennero i film collettivi del 1952 e del 1962 “I sette peccati capitali”.
• Ed infine Seven (o Se7en) diretto da David Fincher.

Tutti questi film hanno sempre pero’ trattato / descritto questo o quel peccato.
Non sono mai entrati nel circolo vizioso e quindi nel merito.

Hanno svolto un lavoro a meta’.

Oggi vi parlo di un film uscito esattamente sette anni fa.

Un film che (a differenza dei precedenti) incarna il peccato in se.
Lo incarna proprio partendo dal titolo.

film sui sette peccati capitali

Ora, noi lo sappiamo bene: L’autore non esiste.
Ce lo ha insegnato Jacques Derrida, ce lo ha ricordato Carmelo Bene.

Qua si va ben oltre.

Non si va verso la superbia, si è la superbia.

Per questo motivo, per rispondere al meglio ai singoli vizi,
è stato necessario assegnare a 7 diversi registi un peccato capitale.

Lo stesso film, quindi si articola in sette parti diverse, sette cortometraggi,
ognuno dei quali richiama uno specifico peccato, ma questi, viziosi, non vengono mai dichiarati.

Non si pecca d’accidia, si è accidia.

Questo di fatto non è un film per spettatori.

Occorre prendere parte attiva, ed entrare a far parte del gioco o-scenico.

film sui 7 vizi capitali

Immagine tratta dal film 7 Peccati Capitali in Cortometraggi d’Autore

Quali sono allora questi peccati capitali? E come possiamo riconoscerli?

L’elenco dei vizi capitali si apre con la Superbia.

Superbia

Il Peccato di Superbia viene ritenuto il più antico dei 7 Peccati Capitali. L’orgoglio è la porta attraverso la quale gli altri peccati entrano nell’anima mortale.

Questo vizio è chiamato anche con altri termini: vanagloria, orgoglio, presunzione, arroganza.

Pena Capitale

Supplizio della ruota.

Si legano i polsi e le caviglie del condannato ad una grande ruota.
Con una mazza gli vengono rotte le ossa di braccia e gambe.

Simbologia

La superbia viene associata al colore viola e alla figura del cavallo.

Invidia

Pena Capitale

Il condannato immerso in acqua ghiacciata per l’eternità.

Simbologia

L’invidia viene associata al colore verde e alla figura del cane.

Gola

Pena Capitale

I golosi saranno costretti a mangiare ratti, rospi e serpenti.

Simbologia

La gola viene associata al colore arancione e alla figura del maiale.

Lussuria

Pena Capitale

I condannati saranno soffocati dal fuoco e dallo zolfo.

Simbologia

La lussuria viene associata al colore blu e alla figura della mucca.

Ira

Pena Capitale

I condannati saranno smembrati vivi.

Simbologia

L’ira viene associata al colore rosso e alla figura dell’orso.

Avarizia

Pena Capitale

I condannati saranno gettati vivi nell’olio bollente.

Simbologia

L’avarizia viene associata al colore giallo e alla figura della rana.

Accidia

Significato

Accidia significa non agire. Inerzia, indolenza dovuta a noia.

Pena Capitale

I condannati saranno gettati vivi in fosse piene di serpenti.

Simbologia

L’avarizia viene associata al colore blu e alla figura della capra.

Ci sono vari libri che approfondiscono i singoli peccati nel dettaglio, in particolare consiglio I vizi capitali e i nuovi vizi scritto da Umberto Galimberti, nel quale vengono individuati anche i vizi moderni, tra cui la sociopatia, la spudoratezza, il conformismo e il culto del vuoto.


Vi lascio con una recensione uscita poco dopo una proiezione di questo film.

“7 Peccati Capitali in Cortometraggi D’autore”
Commento recensione di Willer Comellini

I sette peccati capitali.
Da anni non assistevo ad una così emozionante esperienza di cinema.

Negli anni 1974 – 1976 bastava recarsi a Modena, in una qualsiasi sera, che, ad esempio, alla saletta di Palazzo dei musei, ci trovavi la Cina di Joris Ivens oppure, sempre lì, ci trovavi un poetico e rigoroso Robert Joseph Flaherty con tanto di dispute finali tra il pubblico sul primato del documentario impegnato e sociale su quello dei valori universali e del sapiente impasto estetico. All’Embassy ci trovavi il ciclo dedicato ai registi greci, oppure il cinema israeliano ed israelita. Poi, ricordo ancora, cicli di lezioni (ingresso gratuito) sul cinema espressionista tedesco, le avanguardie francesi e René Clair.

Adelio Ferrero, Alberto Abruzzese, Giovanna Grignaffini, Leonardo Quaresima, erano sempre lì a discutere con te. Ad inizio anni ’80 furono il Rialto e l’Angelo azzurro di Bologna a proporre le migliori pellicole. Poi più nulla o quasi nulla, almeno qui da noi, venne la crisi del cinema e delle sale, o meglio, quella dei film e di un certo cinema. Proliferarono i cinepanettoni e le tecnoproduzioni, con i loro tranquillizzanti modelli e il culto degli effetti speciali.

Per questo sgranavo gli occhi e tendevo gli orecchi nel vedere ed udire questi sette stupendi cortometraggi, di notevole impegno intellettuale e costruiti con la fantasia di chi non si accontenta di rivisitare vecchi luoghi e non teme le insidie del nuovo senza cedimenti alle mode e comodità della produzione digitale e supertecnologia o a quello che chiamano 3D, ma che non è altro che il riaggiornamento della vecchie tecnica dell’anàglifo (1853, Joseph D’Almeida). Pare sempre poco rispettoso introdurre paragoni o citare referenti, però è utile per trasmettere a chi non era presente l’atmosfera del momento ed il tono d’insieme dei sette filmati. In questo senso il primo pensiero che mi viene è l’umore dissacrante del miglior Luis Buñuel.

Il santo diritto di porre in discussione le sacre convenzioni sociali e morali di una società che arriva ad essere quel che è non come fatto intrinseco ed ineluttabile o per evoluzione naturale, ma come mero esempio, puro caso, limite stesso di come invece non sia potuta addivenire e svilupparsi diversamente. I sette filmati sono accomunati da una convinta irriverenza verso ogni convenzione morale, lungi dal trattare con intento morale una questione così scivolosa come quella del peccato. L’idea che esista una morale guida è solitamente tranquillizzante e socialmente ben accetta, ma il dubbio che la natura umana non sia di natura costretta nelle anguste gabbie ove viene sovente relegata, sfora prepotente da ogni fotogramma.

Non proprio sette cortometraggi adatti alla catechesi dei fanciulli! Sette sanguigni saggi sull’umanità e l’umanesimo in grado di infrangere le gabbie delle pulsioni dormienti e di scardinare i comodi assunti delle nostre tranquillizzanti e pigre abitudini progettati per la promessa di redenzione. La violenza non come panacea dei conflitti e delle aspirazioni personali o come spettacolo puro, ma nemmeno come entità irriferibile, sconveniente e totalmente avulsa dalla natura umana.

Erotismo, e voluttà non come esperienza in se stessa risolutrice e liberatoria, ma nemmeno come malattia o turba psichica. Piacere non come viatico per la felicità, ma nemmeno come entità il cui soffocamento rappresenti la vera natura umana e non la sua costrizione sociale. L’orgoglio non come valore assoluto e senso ultimo dell’individuo ma nemmeno puro atto di presunzione e sopraffazione. Una ridda, insomma, di ipotesi, contro ipotesi, insinuazioni mai prosaiche in grado di portare, finalmente, un po’ di discussione circa ogni assuefatta abitudine e in grado di farci uscire dalla sala con qualche certezza in meno ma con qualche sensibilità rigenerata e, magari, con qualche sentimento in più… Non importa se di quelli considerati buoni o considerati cattivi.

Grazie registi

Willer Comellini